Otto.

Un'economia allo zenit.


40. L'evoluzione dello spazio domestico nel Medioevo.

   Da: L. Mumford, La citt nella storia, Etas Kompass, Milano,
1967

 Con il secolo tredicesimo, le citt, che vedevano accrescersi a
dismisura il numero degli abitanti, cominciarono ad assumere
l'aspetto che ancor oggi spesso osserviamo, con le case addossate
le une alle altre, strette intorno a cortili e cortiletti interni.
Sia i materiali, con il progressivo affermarsi della pietra, delle
tegole ed infine del vetro, sul legno e sulla paglia, sia
l'organizzazione interna della casa, in precedenza estremamente
primitiva, cominciarono a mutare. Ma prima  che i comforts e la
privacy, rari in passato anche nelle case aristocratiche e
principesche, potessero affermarsi in misura consistente fra ampi
strati della popolazione, dovevano passare, come precisa
l'urbanista e sociologo americano Lewis Mumford, ancora molti
secoli.


   Le case - in un primo tempo alte non pi di due o tre piani -
sorgevano di solito in schiere ininterrotte intorno al perimetro
dei loro giardini  posteriori; a volte erano disposte in grandi
blocchi che creavano cortili interni con un parco privato
raggiungibile da un unico portone sulla strada. Le case isolate,
che erano eccessivamente esposte agli elementi, sprecavano terreno
su ogni lato ed erano difficili da riscaldare, erano relativamente
poche; persino le case coloniche facevano parte di un blocco
compatto che comprendeva anche le stalle, i fienili e i granai. I
materiali di costruzione erano prodotti in loco e variavano di
regione in regione; le case potevano essere di graticci e argilla
come di pietre o mattoni e potevano avere tetti di paglia (con
grave rischio di incendio) come di tegole o d'ardesia. Le case a
schiera continua s da formare il perimetro chiuso di un isolato,
con un accesso protetto al piano terreno, fungevano da cinta
muraria; erano cio una solida protezione contro visitatori
sgraditi, soprattutto nei momenti pi torbidi.
   Le case pi antiche avevano piccole aperture con persiane per
difendersi dalle intemperie, sostituite pi tardi da vere e
proprie finestre di tela cerata, di carta e infine di vetro. Nel
Quattrocento il vetro, prima talmente costoso da essere usato
soltanto negli edifici pubblici, divenne pi frequente, ma in un
primo tempo, soltanto nella parte superiore della finestra. Nella
Annunciazione cinquecentesca di Joos van Cleve [pittore fiammingo
attivo ad Anversa fra il 1511 ed il 1540] (Metropolitan Museum)
si vede una doppia finestra divisa in tre pannelli: quello pi in
alto  fisso ed  di vetro smerigliato, mentre gli altri due
dispongono di persiane apribili verso l'interno; in questo modo
era possibile regolare l'esposizione al sole e all'aria, e anche
nelle giornate di maltempo si poteva chiudere entrambe le persiane
senza per questo escludere la luce. Per quanto riguarda l'igiene e
la ventilazione, questi tipo di finestra comunissimo nei Paesi
Bassi era preferibile a quello tutto di vetro che gli succedette,
in quanto il vetro impedisce il passaggio dei raggi ultravioletti
che uccidono i batteri. E a maggior ragione era preferibile al
muro di vetro che l'attuale moda architettonica ha introdotto in
quest'epoca cosiddetta illuminata, in aperto disprezzo a tutti i
principi igienici o fisiologici. [...].
   Nella zona del Mare del Nord, una larga fila di finestre si
prolungava ad ogni piano su entrambe le facciate delle case,
compensando cos efficacemente la tendenza ad approfondire la casa
stessa. Nell'Europa meridionale invece l'opprimente calore estivo
pose un freno a questa evoluzione, per tutte le stanze ad
eccezione del soggiorno. Se dunque gli interni medievali erano
spesso, secondo il nostro criterio, poco illuminati o addirittura
bui, ci non imped ai loro costruttori di ricorrere ai mezzi pi
arditi pur di procurarsi luce quando ne avevano bisogno: nelle
antiche case dei tessitori di Sudbury, in Inghilterra, all'ultimo
piano c'erano finestre enormi per illuminare i telai, e quando
anche cos la luce non era sufficiente, gli operai si spostavano
all'esterno, come fanno ancor oggi le merlettaie di Bruges, e
lavoravano seduti sul gradino della porta di casa.
   Migliorarono anche gli impianti di riscaldamento, il che spiega
in parte l'esplosione di energia umana nelle regioni
settentrionali: l'inverno aveva cessato di essere un periodo di
abbrutita ibernazione. Al focolare scoperto al centro di un
pavimento di pietra, forse ancor meno efficace dei dispositivi
installati nelle tende dei pellerossa, si sostituirono il
caminetto e il fumaiolo. A ci si accompagn una migliore
conoscenza dei materiali refrattari dopo che in un primo tempo,
non disponendo di materie prime pi adatte, i cittadini pi poveri
avevano sperimentato i caminetti di legno: tentativo
eccessivamente ottimistico che sarebbe stato poi ripetuto nelle
prime colonie del New England e della Virginia. Nel 1276 Lubecca
emise un'ordinanza che imponeva di usare materiale ininfiammabile
nella costruzione dei tetti e dei muri divisori, e a Londra nel
1189, dopo un terribile incendio, vennero concessi privilegi
particolari a quanti costruivano case di pietra e di tegole,
mentre nel 1212 si ordin di intonacare i tetti di paglia perch
resistessero meglio al fuoco.
   In quanto alla pianta della casa, variava di regione in regione
e di secolo in secolo,  anche se certi elementi rimasero
invariati. Viollet-le-Duc [architetto e scrittore francese
dell'Ottocento, noto per il restauro di numerosi  edifici
medievali di stile gotico] ci ha mostrato la pianta di una casa
francese, con una bottega al pian terreno collegata mediante una
galleria aperta alla cucina sul retro. Galleria e cucina venivano
a formare un cortile, in un angolo del quale era il pozzo. C'era
un camino in cucina e un altro nella grande salle sopra la
bottega; da quest'ultimo locale si accedeva poi ai dormitori.
[...].
   In Italia, dal Cinquecento in poi, il desiderio di star comodi
d'estate, unito forse ad un innato amore per la grandiosit o a
una passione tutta romana per le proporzioni enormi, indusse a
elevare il soffitto ad altezze irragionevoli, soprattutto a Genova
e a Firenze; ma gli edifici dugenteschi superstiti, come la casa
di Dante, hanno dimensioni pi modeste e pi adatte a viverci
tutto l'anno. Nell'evoluzione della casa, all'aumento della
temperatura provocato dall'uomo si accompagn un ampliamento dello
spazio interno e un alzamento dei soffitti, ma in Italia il
riscaldamento fu solo raramente in grado di ovviare ai rigori
dell'inverno. Le proporzioni  brutalistiche di tanti palazzi del
Cinque e del Seicento erano brutali per il corpo come per
l'occhio. I piani destinati alla servit, avendo soffitti bassi,
dovevano essere pi confortevoli, almeno d'inverno, dei gelidi
appartamenti dei padroni. [...].
   Il fatto che l'abitazione del cittadino servisse da bottega, da
negozio e da ufficio impediva qualsiasi zonizzazione municipale di
queste funzioni. La lotta per lo spazio tra i quartieri domestici
e quelli di lavoro, con lo svilupparsi degli affari e con
l'aumentare della produzione, fu indubbiamente la ragione che
port a invadere i giardini posteriori con capanni, magazzini e
laboratori distaccati. [...].
   La produzione di massa e la concentrazione dei telai nei
capannoni esistevano nelle Fiandre sin dal Trecento, e operazioni
come la macinazione, la lavorazione del vetro e la siderurgia
esigevano un tipo di officina pi isolato, circondato a volte da
laboratori per follare [cio per pressare e sbattere in appositi
contenitori il panno di lana e renderlo spesso e consistente],
tingere, tessere o infeltrire. Furono queste industrie ad attuare
la prima separazione  tra vita domestica e lavoro, nello spazio
come nelle funzioni. Ma in un primo tempo il modello familiare
domin l'industria come aveva dominato l'organizzazione del
monastero benedettino. Residui di questo regime permasero in tutte
le citt storiche europee: l'abitudine di dormire dentro,
conservata a lungo nei negozi di tessuti londinesi, con dormitori
separati per uomini e donne, era appunto un tipico residuo
medievale.
   Nella disposizione e nella destinazione delle stanze le
abitudini dell'aristocrazia medievale filtrarono assai lentamente
tra il rimanente della popolazione. Le comodit di cui i signori
godevano fin dal Duecento si estesero al popolo solo quattro
secoli dopo. Si pu considerarlo un altro esempio  della legge
dell'infiltrazione culturale: il lento passaggio attraverso i
secoli delle innovazioni di una minoranza privilegiata alle classi
economicamente inferiori. Il primo mutamento radicale, che avrebbe
rivoluzionato la forma della casa medievale, fu lo sviluppo del
senso della privacy, che  in pratica un distacco dalla vita e
dagli interessi comuni dei propri simili. Privacy nel dormire,
privacy nel mangiare, privacy nelle cerimonie religiose e sociali,
privacy nel pensiero. A ci si accompagn una separazione generale
delle funzioni che nella Francia secentesca si estese addirittura
alla cucina.
   Nel castelli del Duecento si constata l'esistenza di una camera
da letto privata per i nobili proprietari e si trova anche, non
lontano, appollaiato sopra il fossato, un gabinetto personale:
primo annuncio del lusso ottocentesco di un gabinetto privato per
ogni famiglia, o della stravagante pretesa americana di un
gabinetto privato per ogni stanza da letto. [...].
   La separazione della cucina dalla sala da pranzo non esiste
probabilmente nella maggioranza delle case moderne di ogni paese;
in America anzi, grazie alla mancanza di domestici, si sta
rapidamente restaurando l'unit fisica e funzionale di questi due
locali. La separazione si era avuta nel monastero, per il volume
stesso dei preparativi necessari, e fu poi ripetuta nel salone del
castello, nell'universit e nelle pi eleganti case cittadine. I
saloni comuni offrivano per un incentivo alla vita sociale: di
solito erano i soli che venissero riscaldati. Il fatto che la casa
medievale fosse fredda d'inverno, nel sud quasi quanto nel nord,
spiega forse l'importanza assunta dalle stanze interne che i muri
isolavano dall'aria, come spiega certamente la creazione
dell'alcova o la disposizione di tende intorno al letto, perch il
calore dei corpi riscaldasse anche l'aria che li circondava.
   Ciononostante il freddo non doveva essere troppo
insopportabile, altrimenti la gente si sarebbe messa delle camicie
da notte o almeno non si sarebbe tolta quelle da giorno, invece di
andare a letto nuda come risulta da innumerevoli illustrazioni. La
privacy a letto fu all'inizio una conquista dell'aristocrazia
italiana: lo attesta la Visione di Sant'Orsola del Carpaccio
[pittore veneziano vissuto fra il 1460 circa e il 1526] ambientata
in una camera che sarebbe accettabile e gradevole ancora oggi. Ma
sembra che il desiderio di questa privacy si sia sviluppato ancor
pi lentamente delle sue possibilit d'attuazione. Michelangelo
dormiva occasionalmente con i suoi lavoranti, quattro per letto, e
ancora nel Seicento le cameriere pernottavano spesso in letti a
rotelle (che di giorno venivano spinti sotto il letto principale)
ai piedi di quello dei padroni, mentre secoli prima risulta da una
poesia di Thomas Hoccleve [poeta inglese, vissuto dal 1369 circa
al 1450 circa] che un conte e una contessa dormivano nella stessa
stanza della governante e della figlia.
   Prima dell'invenzione del letto a cortine, i rapporti sessuali
dovevano svolgersi in genere sotto le coperte e in ogni caso al
buio. La privacy a letto precedette la camera privata, tanto 
vero che in incisioni secentesche sulla vita dell'alta borghesia -
e di quella francese, cio di un paese notoriamente raffinato -
il letto occupa ancora una parte del soggiorno. In tali
circostanze il rituale erotico deve essere stato breve e quasi
segreto, con pochi eccitamenti preliminari visivi, vocali o
tattili. Il sesso per aveva a disposizione le stagioni da
trascorrere all'aperto, e soprattutto la primavera: i calendari
astrologici del tardo Medio Evo rappresentano questa stagione con
coppie di amanti che copulano all'aperto interamente vestiti.
Insomma la passione erotica era pi attraente in un giardino, in
un bosco o sotto una siepe, anche con gli insetti e le stoppie,
che non in casa, su un materasso in cui la paglia rancida o il
piumino non erano mai del tutto esenti da muffa o da pulci.
   Per gli amanti medievali, i mesi d'inverno devono essere stati
un periodo di privazioni. [...].
    Nella casa medievale mancavano dunque quasi completamente due
requisiti importanti dell'abitazione attuale: la privacy e il
comfort. E la tendenza del tardo Medio Evo a case strette e
profonde, imposta dal sovraffollamento, priv a poco a poco coloro
che uscivano di meno, la madre, i domestici e i bambini piccoli,
di quella luce e di quell'aria tanto necessarie e cos
copiosamente a disposizione dei campagnoli, che pure vivevano in
tuguri assai pi rozzi.
   Si noti questo paradosso della prosperit. Fin quando le
condizioni di vita erano rudimentali, e la gente viveva
all'aperto, orinava liberamente in giardino o per strada, comprava
e vendeva sulla pubblica via, spalancava le persiane e lasciava
entrare il sole, i difetti biologici dell'abitazione medievale
erano meno gravi che in un periodo pi tardo, quando queste
condizioni migliorarono. Per quanto poi riguarda la virt, di
giorno la casa non era certo una cella di isolamento sessuale: le
donne partecipavano intimamente alle attivit familiari e
professionali e la loro continua presenza, anche se poteva in un
certo senso distrarre, esercitava probabilmente un'influenza
benefica sulla vita del lavoro, influenza sublimata ad altezze
ideali col culto dugentesco della Madonna.
   Con l'accresciuta importanza della madre, progred anche la
puericoltura. Per quanto possiamo giudicare, non era certo
l'indifferenza nei confronti dei figli a determinare le
raccapriccianti statistiche medievali sulla mortalit infantile.
Culle, cavallucci di legno e persino girelli per i bambini non
ancora in grado di camminare, sono raffigurati in molte stampe
cinquecentesche. E questi cherubini erano trattati amorevolmente:
fu per l'Ospedale degli Innocenti in piazza della SS. Annunziata a
Firenze che Andrea della Robbia [scultore fiorentino, esponente
della celebre dinastia di artisti, nato nel 1435 e morto nel 1528]
fece alcune delle sue pi incantevoli terrecotte.
   Ma l'ambiente domestico, soggetto alle pressioni
dell'affollamento e degli affitti elevati, divenne sempre pi
difettoso; e le malattie che si diffondono mediante il contatto o
la respirazione devono aver trovato nelle case del tardo Medio Evo
occasioni estremamente propizie per contagiare intere famiglie.
L'abitazione urbana era insomma l'anello pi debole della catena
dell'igiene medievale, soprattutto quando gli spazi liberi
naturali vennero allontanati dall'espansione della citt, e quelli
interni furono coperti da costruzioni. Sotto altri aspetti la
situazione era invece assai migliore di quanto non pensassero
molti commentatori vittoriani, e di quanto non pensi chi ancora fa
eco ai loro pregiudizi e ripete tranquillamente i loro errori.
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